04
Lug
10

Marianna Bussalai

   La cultura sardista si è formata nel tempo grazie all’apporto di             tanti uomini e donne che in tempi in cui parlare di sardità,  cultura sarda, indipendenza, autonomia era incomprensibili ai più.  Un personaggio fondamentale nella storia del Partito sardo d’Azione fu Marianna Bussalai, di Orani. A lei si deve la realizzazione materiale della Bandiera dei Quattro mori. Marianna fu sardista nell’animo, fin dalla primissima infanzia. In una lettera destinata all’avvocato Titino Melis dice: il mio sardismo data da prima che il del Partito Sardo d’Azione sorgesse, cioè da quando, sui banchi delle scuole eleesmentari, mi chiedevo umiliata perché nella storia d’Italia non si parlasse mai della Sardegna. Giunsi, che la Sardegna non era Italia e doveva avere una storia a parte.

Marianna, seguì attimo per attimo tutte le vicende politiche, gli sviluppi, le vittorie e le sconfitte che si susseguirono .

Lottò per l’autonomia e l’indipendenza della Sardegna, perché convinta che “l’indipendenza” fosse il primo dei diritti di un popolo. Insisteva su un’idea di nazione che non si basasse sull’egoismo, sull’assenza del senso del dovere e sulla mancanza dello spirito di sacrificio. Assenza di spirito di sacrificio che Marianna associava all’assenza di religiosità, per avere alla base una concezione materialistica che mirava soltanto al “vantaggio e all’interesse materiale”.

Criticava l’attaccamento sfrenato alle cose materiali col fine di raggiungere beni e soddisfare desideri personali attraverso un sentimento edonistico. “Bisogna, nello spingere le folle alla riscossa, insegnar loro che se occorre conquistare il pane è perché il fisico, nutrito permetta al cuore di battere, di sognare e di amare gli altri, dimenticando se stessi; e se occorre conquistare il benessere materiale è solo perché la mente libera dagli assilli della miseria, in un ambiente più fino, possa affinarsi essa stessa, per servir meglio la causa dell’umanità e compiere la volontà Divina”.

Era convinta che l’uomo della “nuova società”, senza più ingiustizie di classe, potesse vivere con la “materia” vinta e assoggettata dall’intelletto e dallo spirito fatti consci. La “voragine del Desiderio” è, per Marianna, cosi profonda che nulla può colmarla. Più si appagano i desideri e più l’egoismo umano “insaziabilmente desidera”.

“…Stolto è dunque l’illudere le folle inconsce, che nell’assetto economico ideato da Marx, sta “tutta” la felicità”.

” … Noi gli idealisti, religiosi del socialismo abbiamo ugualmente fatto nostro il piano di Marx, ma comprendendo che l’uomo non ha solo bisogni economici, “perché l’uomo è composto di corpo, d’intelletto e di spirito””.

…Anche Gesù che disse “non di solo pane vive l’uomo” (nella preghiera “Il Padre Nostro”) dopo aver pregato per il trionfo dell’ideale “venga il tuo regno sia fatta la tua volontà” c’insegnò pure di chiedere “dacci oggi il nostro pane quotidiano” ma siccome per noi il morale e l’ideale hanno il primo posto noi non possiamo rinunziare in nome del benessere economico, a nessuna più piccola parte delle Verità e ai tre sentimenti che formarono finora il patrimonio ideale dell’umanità: Dio, Patria e Famiglia; sicché ogni visione di futuro benessere materiale è per noi subordinato a questi tre sentimenti che mai si potranno sopprimere”.

“…Se il popolo sardo, meno colto ed evoluto di altri, ha resistito meglio dei popoli di ogni altra regione d’Italia, alla sopraffazione fascista, tanto che la Sardegna fu definita amaramente dal Duce “l’Isola refrattaria” è perché il popolo nostro pur nella sua miseria non era ancor guasto dal moderno materialismo, e sentiva che l’anima, l’ideale ha più valore dello stomaco. Perché il Partito Sardo (pur avendo nel suo programma tanto patrimonio di formule economiche e pratiche, dalla rivendicazione di classe, di tipo Marxista, alla libertà doganale, all’autonomia ) non aveva per base l’interesse materiale, e per fine unico il paradiso del ventre, bensì una fiamma pura, un “sogno”, un sentimento prezioso….. “Sardigna”.

Il suo essere donna estremamente politicizzata, caratteristica d’eccezione per il tempo, fece si che si differenziasse dalle altre donne, veniva infatti chiamata con l’appellativo di “Mariannedda e sos Battor Moros”. Mostrò, con orgoglio e talvolta con imprudenza, il proprio amore per la Sardegna. La tenacia ed il coraggio la portarono a dichiarare apertamente, a discapito della sua incolumità, il suo essere antifascista. Lottò contro le forze del governo che opprimevano la popolazione sarda come del resto quella italiana.

A testimoniare il suo impegno e la propaganda politica, restano le numerose lettere di corrispondenza destinate ai colleghi di Partito, agli amici di Nuoro, di Sassari, Cagliari e Roma; tra i quali Emilio Lussu, Luigi Oggiano, Pietro Mastino, Tinino Melis e specialmente lettere indirizzate alle devote e fedeli amiche, Mariangela Maccioni e Graziella Sechi Giacobbe, moglie del noto Sardista Dino Giacobbe, alla quale dedicherà una poesia pubblicata sulla rivista “Lumen” in occasione del delitto Matteotti intitolata “ A G.S ardente figlia di Nuoro” dove dietro le iniziali di G.S si nasconde la vera identità di Graziella Sechi.

Mariangela Maccioni nacque a nuoro nel 1891, giovane maestra elementare , chiamata anche la maestra resistente per il suo essere antifascista e per essere stata esclusa dall’insegnamento statale nel 1937 per volere fascista con l’accusa di conservare in casa libri antifascisti. Si rifiutò di partecipare, nel 1923, alla cerimonia per il primo anniversario della marcia su Roma, incoraggiò i suoi alunni al canto di “bandiera rossa” e si assentò ad una lezione sulla grandezza d’animo ed il genio del duce.

Graziella Sechi Giacobbe nacque nel 1901 conosciuta anch’essa per il suo spirito e sentimento antifascista che dichiarò d’essere durante un interrogatorio per via della dura lotta fatta al marito Dino Giacobbe. Queste due donne intellettuali, antifasciste, femministe e sardiste formarono, insieme a Marianna, quella che si chiamò la “Triade femminista sardista”. Fu corrispondente anche di Maria Catte, scrittrice Olianese.

Emilio Lussu, figura di spicco del sardismo e antifascismo, fu oggetto dei suoi pensieri, dei suoi scritti,dei suoi canti; destando in lei sconforto e preoccupazione quando nel 1927 fu esiliato a Lipari. Un ammirazione, per Lussu così forte, che portò Marianna a mettersi in prima linea compiendo il gravissimo reato e l’ammirevole gesto di nasconderlo, nella propria casa, mentre era ricercato dalla polizia fascista. Rimase nascosto in casa Bussalai all’interno di una botola sotterranea evitando cosi la cattura. Con la sorella Ignazia compie fino alla sua morte un’intensa attività antifascista, investendo il ruolo della leader del sardismo Oranese. Emilio Lussu il 2 Settembre del 1925 scrive: Tranne imprevisti di sequestro la sua corrispondenza verrà pubblicata domani e il Solco la ringrazia a nome mio dell’interessamento per la vita del nostro movimento. Con ossequi suo affettuoso Emilio Lussu. Per Marianna, Lussu rimase sempre il simbolo della libertà e della resistenza, Lussu infatti tra il 1945 e il 1947 propose di unire o alleare il Partito Sardo d’Azione col Partito Italiano d’Azione, mentre Marianna si batteva per una Sardegna indipendente dall’Italia. Marianna cucì con le proprie mani la bandiera del Partito Sardo d’Azione che fu poi simbolo delle lotte e manifestazioni del Partito ; mostrata con orgoglio dalla sorella Ignazia durante un incontro alla sede del partito. Con quella stessa bandiera nel 1997, come riportano le cronache, Giuseppe Chironi, “tziu Chironeddu” di Orani, a 80 anni suonati, fece l’ingresso al congresso sardista: “impugnando la bandiera dei Quattro Mori cucita da Marianna Bussalai nel lontano 1921 e gelosamente custodita nel ventennio della dittatura fascista. I delegati sono letteralmente schizzati in piedi e ne è seguito un prolungatissimo applauso”.

Marianna scrisse numerose poesie, canti, rime dialettali e ricordiamo i famosi “Muttos” che furono tradotti e diffusi diventando voce di Nuoro ribelle di quei giorni. Muttos politici e canti tra i quali quello intitolato ad Emilio Lussu, furono pubblicati nelle riviste Lumen, Cordelia e Il Solco(quotidiano del Partito Sardo) Un altro pseudonimo, oltre a quello di “Fiammella di Gonari”, fù quello di “Hutalabì” posto alla fine di ogni sua lettera. Secondo Sebastiano Satta in una nota di “Ditirambo di giovinezza nei canti Barbaricini”, “Hutalabì” rappresentava un urlo di gioia selvaggia con il quale il cavaliere Barbaricino sprona a corsa sfrenata il cavallo. Scritti composti di frasi e ammonizioni chiare contro il fascismo, ma anche lettere e canti carichi di satira. Ridicolizzava i capi fascisti chiamandoli con l’appellativo “mussi mussi”, coniò il termine “ziriziri” per indicare in senso dispregiativo il distintivo fascista e soprannominò l’asino che portava le provviste “Farinacci” come il noto ras fascista. Alcuni suoi scritti volanti, conservati in fogli di carta riutilizzata per l’occasione, evidenziano il suo pensiero sempre rivolto alla Sardegna.

Marianna morì nel 1947 non riuscendo ad assistere a ciò per cui si era sempre battuta; infatti nel giugno del 1947 la Costituente approvò l’articolo 116 della Costituzione della Repubblica che includeva la Sardegna tra le regioni a Statuto Speciale.

www.mariannabussalai.org


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